Pentedattilo: cosa vedere e come arrivare nella più affascinante ghost town calabrese

di Erika

Da borgo fantasma a luogo di culto, il piccolo paesino reggino è ormai diventato un’attrattiva d’eccellenza della Calabria, oggi vi racconto perchè!

Ci sono luoghi che ti catturano ancora prima di averli visitati, luoghi in cui quell’alone di mistero è già racchiuso nel nome, testimone di tempi e storie lontane.

Pentedattilo, cinque dita, il nome di questo borgo richiama infatti la grande rupe che sorge alle sue spalle e che ricorda appunto la forma di una mano protesa verso il cielo. La mano del diavolo si dice.

Quella di Pentedattilo è infatti una storia tumultuosa e ricca di fascino che vede susseguirsi miti, leggende, abbandono e rinascita, che rendono questo paese situato nell’Area grecanica una meta imperdibile ed unica nel suo genere durante un on the road in Calabria.

Il borgo, frazione di Melito Porto Salvo, è affacciato sul Mare Jonio ed incastonato tra le guglie di pietra del Monte Calvario, sorge a pochi chilometri da Reggio Calabria, nel Parco dell’Aspromonte, in uno dei più caratteristici scenari paesaggistici della Calabria, dove la natura è aspra ed infuocata e le condizioni climatiche spesso estreme sono alla base di storie come quella di Pentedattilo.

La bellezza di questi luoghi attrae da sempre curiosi da ogni parte del mondo, non è infatti un caso che ogni anno vengano organizzati viaggi ed escursioni da parte dei più noti fotografi di fama internazionale una tradizione, se vogliamo, rimasta invariata nel tempo.

La visione è così magica che compensa di ogni fatica sopportata per raggiungerla: selvagge e aride guglie di pietra lanciate nell’aria, nettamente delineate in forma di una gigantesca mano contro il cielo… mentre l’oscurità e il terrore gravano su tutto l’abisso circostante

Così descriveva Pentedattilo nel 1847 Edward Lear nel suo “Diario di un viaggio a piedi”.

la balconata con vista sul borgo di Pentedattilo

La storia di Pentedattilo è intessuta da eventi storici peculiari quali l’importanza strategica commerciale e militare assunta sotto la dominazione greca e romana ed eventi drammatici e calamitici quali la strage degli Alberti ed il terribile terremoto del 1783.

Esiste infatti una leggenda che ruota intorno al castello di Pentedattilo e che prende origine proprio dalla storica rivalità tra due nobili famiglie: gli Alberti e gli Abenavoli.

Simile ad una sceneggiatura shakespeariana questa leggenda narra che il barone Bernardino Abenavoli era innamorato di Antonietta Alberti che chiese in sposa nonostante la donna fosse già stata promessa a tale Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli.

Si racconta che Bernardino, cieco dalla rabbia e dall’amore negato, la notte di Pasqua entrò nel castello, uccise tutti i membri della famiglia Alberti, tranne Antonietta che costrinse a sposarlo nella chiesa di San Nicola e catturò il promesso sposo Cortes.

Il Viceré Cortes appresa la notizia della strage e del rapimento del figlio inviò una spedizione militare al Castello degli Abenavoli, liberò Don Petrillo ma non riuscì a catturare il barone. Antonietta fuggì, fece annullare il matrimonio con Bernardino e si rinchiuse in un convento dove morì tormentata dai sensi di colpa per lo sterminio della sua famiglia.

Proprio la Strage degli Alberti ha dato origine a diverse leggende, una delle quali vorrebbe che la rupe di Pentedattilo a forma di mano (del diavolo), rappresenterebbe proprio le anime della famiglia Alberti strappate alla vita dal delirio diabolico di Bernardino, mentre le cinque dita altro non sarebbero che la mano insanguinata di Lorenzo degli Alberti che prima o poi tornerà a vendicarsi di quella follia omicida.

Si narra che alcune notti per le strade disabitate di Pentedattilo si possono udire delle urla disperate…

l’imponente rupe a forma di mano di Pentedattilo

Miti e leggende a parte saranno però le tragiche calamità naturali a segnare il destino del borgo che a causa del terremoto prima e delle frequenti alluvioni poi, piano piano subirà un lento abbandono da parte dei suoi abitanti, divenendo a tutti gli effetti una ghost town (un pò come il paesino di Craco, vicino Matera, vi ricordate? Ve ne ho parlato qui!).

le strade del paese abbandonato di Pentedattilo
resti del borgo abbandonato di Pentedattilo

Dell’originario borgo oggi rimangono pochissime testimonianze quali ad esempio la Chiesa dei SS Pietro e Paolo ed i resti delle facciate delle abitazioni distrutte dal terremoto del 1783.

faccia della Chiesa di SS Pietro e Paolo

Tuttavia dopo anni di abbandono e desolazione recentemente il borgo è rinato grazie alla meravigliosa opera di riqualificazione dell’Associazione Pro Pentedattilo che ha favorito la visibilità del paese anche e soprattutto all’estero e supportato interventi di messa in sicurezza del villaggio oltre che l’apertura di piccole botteghe tradizionali.

L’inizio del percorso per raggiungere il borgo di Pentedattilo
scorcio di Pentedattilo con vista sul mare Jonio
i piccoli interventi dell’Associazione Pro Pentedattilo
dettagli delle abitazioni abbandonate di Pentedattilo

Oggi molte abitazioni abbandonate sono state occupate da botteghe di artigianato locale mentre in estate vengono organizzate manifestazioni musicali e culturali come il Festival Paleariza e fondato il piccolo Museo delle tradizioni popolari.

dettagli ornamentali di una abitazione abbandonata
le botteghe del borgo di Pentedattilo

COME ARRIVARE

Pentedattilo si trova a sud di Reggio Calabria e non è troppo distante da un altro piccolo tesoro made in Calabria, Palizzi con i suoi strepitosi Calanchi, dove potrete fare una prima tappa. Per raggiungerlo in auto occorre percorrere la SS 106 Jonica direzione Melito Porto Salvo, di cui costituisce una frazione.

Per gli amanti del trekking è possibile addirittura partire a piedi proprio da Melito per un percorso di circa due ore che vi condurrà direttamente alla suggestiva e panoramica terrazza con affaccio sul borgo e la mano del diavolo.

la terrazza panoramica sul borgo di Pentedattilo

Tantissime le escursioni organizzate da diverse associazioni locali, ma vi assicuro che intraprendere un itinerario fai da te (oltre che fattibilissimo) vi darà maggiore autonomia nell’assaporare un esperienza assolutamente immersiva nella spettacolare natura di questi luoghi.

Sono sempre più convinta che le bellezze ed il potenziale turistico della mia regione siano troppo sottovalutate, la Calabria è così tante cose diverse che anche per chi ci vive è davvero difficile riuscire ad appagare completamente la voglia di scoprirla.

Se la Calabria è la vostra destinazione delle prossime vacanze, fatevi un regalo, includete Pentedattilo ed il suo wild and creepy past tra le mete da visitare assolutamente!

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