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CHI SONO

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Dietro The Blower Daughter (nome preso in prestito dal titolo della mia canzone preferita, del mio musicista preferito Damien Rice, che a me è sempre piaciuto tradurre come “figlia del vento”), c’è Erika, un’agguerrita ragazza calabrese trapiantata a Milano ma con il cuore nella sua amata terra. Nella vita di tutti i giorni sono un avvocato ma nel tempo libero tutte le mie energie sono dedicate alla mia passione per i Viaggi e la Fotografia. Tuttavia poiché ho sempre avuto l’impressione che uno scatto con una breve didascalia non fosse sufficiente a raccontare quello che una foto “si porta dietro”, questo blog nasce proprio dall’esigenza di dare una voce ai miei scatti di viaggio e raccontare il mondo dal mio punto di vista, quello di una trentenne, con un animo da eterna bambina che si stupisce dinanzi alle bellezze del mondo. Prima di ogni partenza c’è un grandissimo studio della destinazione per un’immersione da vera local, per questo nei miei racconti di viaggio vedrete sempre una sezione dedicata alla tradizione gastronomica e i consigli su dove dormire e come risparmiare durante i viaggi!

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the_blower_daughter

✈️Parto 📸Fotografo 📝Racconto la storia di ogni scatto di viaggio

Marsaxlokk è stato il mio posto preferito a Malta. Marsaxlokk è stato il mio posto preferito a Malta.

Forse perché qui il mare non è mai soltanto uno sfondo. Entra nelle giornate, nelle finestre che guardano il porto, nei colori dei luzzu, nelle reti stese ad asciugare e nelle mani dei pescatori che lavorano senza fretta.

La domenica il paese si riempie di vita. Il mercato si allunga lungo il waterfront, tra bancarelle, voci, profumi e persone che arrivano per trascorrere qualche ora sul porto.

Eppure, in mezzo a quel movimento, io continuavo a cercare il ritmo più lento del paese.

Mi sono fermata a guardare i pescatori pulire il pesce appena arrivato dal mare. Un gesto semplice, quotidiano, quasi antico. Li osservavo incantata mentre le loro mani si muovevano sicure, con la naturalezza di chi quel gesto lo ha ripetuto centinaia di volte.

Intorno, il mercato continuava a vivere. Le barche oscillavano piano nell’acqua, il sole accendeva i colori delle facciate e il porto restituiva il rumore sommesso delle giornate di mare.

Forse è stato proprio quel momento a farmi innamorare di Marsaxlokk: capire che dietro i colori delle sue barche e le fotografie del suo porto c’è ancora una vita che appartiene al mare.

Una vita fatta di gesti semplici, di lavoro, di attese e di domeniche che scorrono lentamente.

E io, per un po’, sono rimasta lì a guardarla.

#marsaxlokk #malta #fujifollowme #travelphotography #travelgram
Malta è fatta di pietra color miele, luce forte e Malta è fatta di pietra color miele, luce forte e finestre che sembrano raccontare la storia delle case prima ancora di entrarci.

I gallariji, i balconi chiusi e colorati che sporgono sulle strade, sono forse uno dei dettagli che più mi hanno colpita: diversi tra loro, a volte perfettamente conservati, altre volte segnati dal tempo. Piccoli affacci sulla strada che danno alle città un carattere impossibile da confondere.

E poi c’è il mare.

A Malta non è mai davvero lontano. Compare tra le case, alla fine di una strada, oltre una scalinata, dietro una facciata. A Valletta lo si guarda dai bastioni, a Birgu arriva fino alle banchine, mentre sulle coste diventa parte del paesaggio quotidiano, quasi un’estensione naturale delle città.

Abbiamo attraversato Valletta, Mdina, Rabat e Birgu cercando soprattutto questo: le strade meno perfette, le facciate consumate dal sole, le finestre aperte, i dettagli che raccontano la Malta di tutti i giorni.

Una Malta fatta di influenze diverse, di nomi di strade difficili da pronunciare, di pietra dorata e mare ovunque.

Non quella delle cartoline.

Non è un’isola che si lascia riassumere in una spiaggia o in un panorama.

È una stratificazione di popoli, lingue e dominazioni che si legge direttamente nelle strade.

E per qualche giorno abbiamo semplicemente provato a leggerla, una città alla volta.

#malta #valletta #travelphotography #fujifollowme #travelgram
Camminare per Harvard significa entrare, almeno pe Camminare per Harvard significa entrare, almeno per qualche ora, dentro una storia che continua da secoli.

Siamo a Cambridge, Massachusetts, appena oltre il fiume rispetto a Boston: una città universitaria dove il campus di Harvard si intreccia con la vita quotidiana, tra strade alberate, mattoni rossi, biblioteche e caffè pieni di studenti.

Ma più che gli edifici, quello che colpisce sono le persone.

Ragazzi con lo zaino sulle spalle, libri sotto braccio, conversazioni sui gradini e la fretta di chi ha una lezione da raggiungere. Alcuni sono appena arrivati, altri stanno già pensando a quello che verrà dopo.

E poi c’è la Law School. Passarci davanti, per me, è stato un piccolo sogno che si realizza: uno di quei luoghi che avevo immaginato tante volte da lontano e che, all’improvviso, mi sono trovata davanti.

 Il fascino di Harvard mi è sembrato proprio questo: non soltanto l’università famosa, ma la possibilità di vedere da vicino ragazzi che stanno iniziando a costruire il proprio futuro.

Tra queste strade, per qualcuno, comincia un sogno ed è stato bellissimo provare ad immaginare le vite di ciascuna persona incrociata.

E guardandoli passare viene naturale chiedersi quante delle storie che stanno iniziando oggi diventeranno, un giorno, parte della storia di domani.
#harvard #cambridge #travelphotography #fujifollowme #harvarduniversity
A volte, per vedere davvero una città, bisogna all A volte, per vedere davvero una città, bisogna allontanarsi.

Da Seattle basta salire su un traghetto e attraversare il Puget Sound per ritrovarsi in un paesaggio completamente diverso. La traversata dura poco, ma cambia la prospettiva: mentre la città si allontana alle spalle, lo skyline di Seattle resta lì, sullo sfondo, e per qualche minuto la si guarda da un punto di vista che dal centro non è possibile avere.

La destinazione è Bainbridge Island, un’isola verde e tranquilla di fronte a Seattle, dove il ritmo rallenta quasi senza accorgersene.

Il cuore dell’isola è Winslow, il piccolo centro che accoglie chi arriva dal ferry. Negozi indipendenti, caffè, librerie, gallerie e strade immerse nel verde raccontano un modo di vivere molto diverso da quello della grande città appena lasciata dall’altra parte dell’acqua.

Ma Bainbridge non è soltanto Winslow.

È fatta di strade che attraversano boschi, case immerse nella vegetazione, scorci sul Sound e piccoli angoli in cui fermarsi senza avere necessariamente qualcosa da spuntare dalla lista.

Bainbridge è quindi una di quelle gite che vale la pena inserire in un viaggio a Seattle non tanto per aggiungere un’altra destinazione, ma per vedere la città da un’altra prospettiva e concedersi qualche ora lontano dal suo ritmo.
#bainbridgeisland #seattle #travels #fujifollowme #travelphotography
Mi ero innamorata di Seattle molto prima di arriva Mi ero innamorata di Seattle molto prima di arrivarci, guardandola fare da sfondo a una delle mie serie preferite, Grey’s Anatomy.

Eppure Seattle si è inserita quasi inaspettatamente tra le mie città preferite degli Stati Uniti.

Non è stato un colpo di fulmine immediato, ma qualcosa che è cresciuto attraversandola: il rapporto costante con l’acqua, le montagne che sembrano sempre vicine, il profilo del Monte Rainier che appare nelle giornate limpide e quella sensazione di avere, nello stesso sguardo, città e natura.

In pochi giorni abbiamo cercato di conoscerne le diverse anime, passando dai luoghi più iconici — la Space Needle, il MoPOP, Chihuly Garden and Glass — al Pike Place Market, al waterfront, al Pier e alla ruota panoramica.

Poi abbiamo visto la città al tramonto e lì siamo stati definitivamente conquistati.

Dalla crociera di Argosy, con Seattle che cambiava lentamente colore mentre ci allontanavamo dalla costa. E poi da Kerry Park, davanti a quella che sembra quasi la cartolina perfetta della città: lo skyline davanti a noi, le montagne sullo sfondo e Seattle che sembrava quasi abbracciare tutto il paesaggio.

Sono proprio queste immagini, più ancora delle attrazioni, a raccontarmi oggi Seattle: il movimento dell’acqua, le luci della sera, il profilo delle montagne e quella città che continua a cambiare prospettiva a seconda di dove la guardi.

Per alcune delle visite abbiamo utilizzato i CityPASS di @visitseattle , che ci hanno permesso di includere nel nostro percorso alcune delle attrazioni più conosciute, ottimizzando tempi e costi.

Seattle era una tappa di pochi giorni, prima di partire verso l’Alaska.

Ma alcune città le visiti. Altre, senza accorgertene, iniziano già a mancarti prima ancora di essere partito.

Forse è questo il modo più bello in cui un viaggio può sorprenderti: arrivare in un posto che pensavi di conoscere già e scoprire che, in realtà, ti mancava ancora.

#seattle #seattle_igers #fujifollowme #travelphotography #travelusa
A Juneau abbiamo avuto più volte la sensazione di A Juneau abbiamo avuto più volte la sensazione di essere finiti nel posto sbagliato.

Non perché Juneau non sembri una città, ma perché qui il confine tra città e natura praticamente non esiste.

Nel downtown ci sono le insegne colorate, i negozi, i locali, il porto e le strade dove passa la vita quotidiana. Poi giri l’angolo, lasci le ultime case alle spalle e la foresta comincia a prendersi tutto lo spazio.

Gli alberi diventano più fitti, l’aria cambia e davanti a te ci sono solo montagne, acqua e silenzio.

È così che siamo arrivati al Mendenhall Glacier.

Avevamo visto fotografie, naturalmente. Ma essere lì è un’altra cosa. Il ghiacciaio appare oltre il lago, incastrato in un paesaggio enorme, mentre poco distante la Nugget Falls scende con un rumore quasi assordante.

E mentre la guardavamo, continuavamo a pensare a quanto fosse strano essere lì: a pochi minuti da una capitale di stato, eppure completamente immersi in un paesaggio che sembra lontanissimo da qualsiasi città.

Forse è proprio questo che ci è rimasto di Juneau.

Il contrasto tra quelle poche strade del centro e tutto ciò che le circonda. La sensazione di poter camminare in città e, nel giro di pochissimo, ritrovarsi davanti a qualcosa di così grande da farti sentire piccolo.

Ce ne siamo andati con tante fotografie nella macchina fotografica, ma soprattutto con quella sensazione difficile da spiegare che ci ha accompagnato per il resto del viaggio.
Dí essere stati in un posto nel mondo in cui la natura continua a insinuarsi ovunque, fino a diventare parte della città stessa.

Juneau non ci è sembrata una città costruita in mezzo alla natura.

Ci è sembrata una città che la natura, semplicemente, ha lasciato vivere lì.
#alaska #juneau #travels #travelphotography #traveltales
Ketchikan è stata la nostra prima città in Alaska. Ketchikan è stata la nostra prima città in Alaska. E siamo arrivati qui seguendo una delle storie che più raccontano questo angolo del Paese: quella dei salmoni.

Ketchikan è conosciuta come la “Salmon Capital of the World”, e basta allontanarsi un po’ dal centro per capire quanto il salmone faccia parte della vita di questo luogo. Lo abbiamo cercato lungo i corsi d’acqua, mentre risaliva la corrente nel suo viaggio dall’oceano verso l’interno.

E dove ci sono i salmoni, arrivano anche gli orsi.

Siamo entrati nella foresta proprio alla loro ricerca, ma questa volta gli orsi hanno deciso di non farsi vedere. Nessun avvistamento, nessuna fotografia perfetta. Solo la consapevolezza che fossero lì, da qualche parte tra quegli alberi, e la sensazione di essere noi gli ospiti.

Poi siamo tornati verso il centro, passando da Creek Street, con le sue vecchie case di legno costruite sull’acqua e quel carattere da piccolo villaggio di frontiera che rende Ketchikan così diversa da come immaginavamo una città dell’Alaska.

È stato il nostro primo assaggio di questo viaggio: una città affacciata sull’oceano, una foresta che inizia praticamente dietro le case, salmoni che risalgono i fiumi e orsi che, almeno quel giorno, abbiamo dovuto soltanto immaginare.

E forse ci è piaciuto proprio questo. Ketchikan non ci ha dato tutto quello che cercavamo, ma ci ha fatto venire ancora più voglia di scoprire cosa ci fosse oltre.

#ketchikan #alaska #travelling #fujifollowme #travelphotography
Hoonah, Alaska. Un luogo dove la natura non fa da Hoonah, Alaska.
Un luogo dove la natura non fa da sfondo: è parte della vita quotidiana.

Qui abbiamo visto un orso muoversi nella foresta, le balene arrivare quasi a riva e un’aquila sorvolare il villaggio. E poi ci siamo lanciati sulla zipline, sospesi sopra una natura che, vista dall’alto, sembra non avere mai avuto bisogno dell’uomo.

Ma Hoonah non è soltanto wildlife.

È una piccola comunità sull’isola di Chichagof, dove la vita è ancora profondamente legata al mare, alla foresta e alle tradizioni del popolo Tlingit. Poche case, un porto, strade silenziose e una quotidianità che scorre secondo ritmi molto diversi da quelli a cui siamo abituati.

Qui può capitare di fermarsi a guardare una balena dalla riva, mentre poco più in là qualcuno torna dal mare. Un’aquila passa sopra le case. Un orso compare tra gli alberi. E tutto questo, per chi vive qui, non è un evento straordinario: è semplicemente Hoonah.

Una comunità di poco più di 1.000 persone, affacciata su uno dei territori più selvaggi dell’Alaska.

Noi siamo rimasti lì per un giorno. Abbastanza, però, per capire che certi posti non hai davvero bisogno di raccontarli quando torni a casa: ti rimangono addosso attraverso immagini precise. Un orso tra gli alberi, una balena a pochi metri dalla costa, il rumore della zipline sopra la foresta. E quella sensazione stranissima di essere, per una volta, davvero lontanissimi da tutto.
#alaska #hoonah #travels #icystraitpoint #fujifollowme
Pensavo di sapere che colore avesse il ghiaccio. P Pensavo di sapere che colore avesse il ghiaccio.
Poi ho attraversato i fiordi dell’Alaska e visto il Dawes Glacier.

Navigare lungo l’Endicott Arm è stato come entrare lentamente in un altro mondo: pareti di roccia altissime, montagne ricoperte di neve, iceberg che galleggiano nell’acqua e, in fondo al fiordo, il fronte imponente del ghiacciaio.

Ma è stato quel blu a sorprendermi più di tutto. Un blu intenso, quasi irreale, che cambia con la luce e che nelle fotografie non rende davvero l’idea.

Il Dawes Glacier è uno dei ghiacciai che scendono dalle montagne della St. Elias Range fino al mare e, osservandolo dal ponte della nave, ci si sente incredibilmente piccoli davanti alla sua immensità. Ogni tanto il silenzio viene interrotto dal rumore sordo del ghiaccio che si stacca e cade in acqua: un fenomeno chiamato calving, che ricorda quanto questo paesaggio sia ancora vivo e in continuo movimento.

E lì, circondata da tutto quel bianco e da quel blu, ho pensato che forse not all the treasures are silver and gold.

Alcuni tesori sono nascosti tra le montagne dell’Alaska.
E hanno il colore del ghiaccio. 🩵❄️

#endicottarm #dawesglacier #alaska #travel #fujifollowme
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