Escursione a Kamakura di 1 giorno da Tokyo

di Erika

Scopri come organizzare un’escursione a Kamakura di 1 giorno da Tokyo seguendo un itinerario tra antichi templi zen, il maestoso Grande Buddha, il santuario Tsurugaoka Hachimangu e il fascino della costa affacciata sull’Oceano Pacifico. Un viaggio tra storia, spiritualità, tradizioni giapponesi e panorami sul mare, con tutte le informazioni utili per vivere una delle gite più belle da fare durante un soggiorno nella capitale.

Dopo alcuni giorni trascorsi a esplorare l’energia inesauribile di Tokyo, arriva il momento di rallentare il ritmo.

La capitale giapponese è una città che sorprende a ogni angolo, ma basta poco più di un’ora di treno per ritrovarsi in un luogo completamente diverso, dove il rumore del traffico lascia spazio al suono delle campane dei templi, ai sentieri immersi nel verde e alla brezza che arriva dall’oceano. La nostra destinazione è Kamakura, antica capitale politica del Giappone tra il XII e il XIV secolo e ancora oggi una delle mete più amate per una gita fuori porta.

Questa escursione è spesso consigliata a chi visita Tokyo per la prima volta, ma solo arrivandoci si comprende davvero il motivo. Kamakura riesce a condensare in pochi chilometri tutto ciò che molti immaginano quando pensano al Giappone: santuari shintoisti, monasteri zen, statue monumentali, vicoli ricchi di piccoli negozi tradizionali e una costa affacciata sull’Oceano Pacifico.

È una città da vivere con calma, lasciandosi guidare dal ritmo lento delle sue strade e dall’atmosfera che cambia continuamente passando da un tempio all’altro.

Per questa giornata scegliamo di utilizzare il Kamakura Enoshima Free Pass della Odakyu Railway, acquistabile comodamente online anche dallo smartphone. Il pass, ad agosto 2025 costava 1.640 yen per gli adulti, comprende il viaggio andata e ritorno da Shinjuku, l’utilizzo illimitato della storica linea Enoden e degli autobus locali, permettendo di spostarsi senza dover acquistare ogni volta un nuovo biglietto. Una soluzione pratica ed economica per visitare Kamakura e i suoi dintorni..

Il primo suggerimento è che la giornata inizi presto per cercare di godersi una giornata piena a Kamakura facendo rientro a Tokyo poco dopo il tramonto.

La stazione di Shinjuku è già in piena attività quando raggiungiamo i binari della Odakyu Line. Migliaia di pendolari si muovono con quella precisione quasi perfetta che caratterizza il sistema ferroviario giapponese. Nel giro di pochi minuti il paesaggio cambia radicalmente. I grandi edifici della metropoli lasciano spazio a quartieri residenziali, campi coltivati e piccole città che scorrono oltre il finestrino, anticipando l’atmosfera decisamente più rilassata che ci aspetta.

Arriviamo a Kamakura poco dopo le nove del mattino. Appena usciti dalla stazione si percepisce subito una dimensione completamente diversa rispetto a Tokyo. Le strade sono più strette, il traffico è contenuto e tutto sembra invitare a camminare senza fretta. È proprio questa la caratteristica che rende speciale questa città: qui non si corre da un’attrazione all’altra, ma si vive un viaggio fatto di dettagli, scorci e continue scoperte.

La nostra prima tappa dista appena cinque minuti a piedi dalla stazione. Per raggiungerla percorriamo Komachi-dori, la via commerciale più famosa della città. A quest’ora del mattino molti negozi stanno ancora alzando le serrande. Dai piccoli laboratori arriva il profumo dei dolci appena sfornati, mentre le prime bancarelle espongono ventagli, ceramiche, bacchette decorate e ogni genere di souvenir legato alla tradizione giapponese.

Non ci fermiamo subito a curiosare tra le vetrine. Ci sarà tempo più tardi. Continuiamo a camminare seguendo il flusso di visitatori fino a quando compare il grande torii che segna l’ingresso al viale del Tsurugaoka Hachimangu.

Questo santuario non è soltanto il principale luogo di culto di Kamakura, ma rappresenta anche il cuore storico della città. Fu fondato nel 1063 e successivamente ampliato da Minamoto no Yoritomo, il primo shogun del Giappone, che fece di Kamakura il centro del proprio governo. Ancora oggi, passeggiando lungo il Dankazura, il lungo viale sopraelevato che conduce al santuario, è facile immaginare le processioni che per secoli hanno attraversato questo stesso percorso.

L’ingresso è scenografico ma allo stesso tempo elegante. I grandi torii rossi si susseguono lungo il cammino, mentre ai lati si aprono piccoli stagni popolati da carpe koi e tartarughe. Ogni elemento sembra studiato per accompagnare il visitatore in una progressiva transizione dal mondo esterno a uno spazio dedicato alla spiritualità.

Salendo la scalinata principale si raggiunge il padiglione centrale, da cui si gode anche una piacevole vista sulla città. Molti fedeli si fermano a pregare, altri acquistano piccoli amuleti portafortuna o appendono le tradizionali tavolette ema con i propri desideri. Pur essendo uno dei luoghi più visitati di Kamakura, il santuario conserva un’atmosfera sorprendentemente raccolta.

Ci prendiamo il tempo necessario per passeggiare anche nelle aree meno frequentate del complesso. I giardini, i ponticelli e i piccoli santuari secondari raccontano un Giappone fatto di rituali antichi che continuano a essere parte della vita quotidiana. È proprio questo equilibrio tra storia e normalità che colpisce maggiormente: non si ha mai la sensazione di visitare un museo a cielo aperto, ma un luogo ancora profondamente vissuto dai giapponesi.

Dopo circa mezz’ora lasciamo il santuario e torniamo verso la fermata dell’autobus. È il momento di raggiungere la parte settentrionale della città, dove sorgono alcuni dei più importanti monasteri zen del Giappone.

Alla scoperta del Kencho-ji, il più antico tempio zen di Kamakura

Utilizzando uno degli autobus compresi nel Kamakura Enoshima Free Pass, in una decina di minuti arriviamo davanti all’ingresso del Kencho-ji. Già dall’esterno il complesso trasmette una sensazione di pace. Il grande portale in legno introduce a un’area completamente diversa rispetto al vivace centro cittadino.

Fondato nel 1253 per volontà del reggente Hojo Tokiyori, il Kencho-ji è considerato il più antico tempio zen della città e il primo dei cosiddetti “Cinque Grandi Templi Zen di Kamakura”. Ancora oggi rappresenta uno dei principali centri della scuola Rinzai.

Attraversiamo lentamente il Sanmon, l’imponente porta d’ingresso a due piani, lasciandoci alle spalle il rumore della strada. Davanti a noi si susseguono edifici in perfetto stile zen, collegati da ampi cortili e circondati da una vegetazione rigogliosa.

A differenza di altri complessi religiosi giapponesi, qui non si viene colpiti dall’opulenza, ma dall’armonia. Ogni edificio sembra trovare il proprio posto all’interno del paesaggio, senza mai imporsi sulla natura circostante.

Passeggiando tra i padiglioni si incontrano monaci intenti nelle attività quotidiane, visitatori seduti in silenzio davanti ai giardini e piccoli gruppi che partecipano alle sessioni di meditazione organizzate dal tempio. È facile comprendere perché questo luogo sia ancora oggi considerato uno dei principali punti di riferimento dello Zen in Giappone.

Uno degli scorci più suggestivi è rappresentato dalla grande sala del Buddha, davanti alla quale tutti sembrano rallentare spontaneamente il passo. Non servono grandi spiegazioni: è uno di quei luoghi che invitano naturalmente al silenzio.

Anche se il tempo a disposizione non è molto, vale la pena concedersi una passeggiata senza fretta tra i viali alberati del complesso, lasciandosi avvolgere dalla tranquillità che caratterizza questo luogo da quasi ottocento anni.

Quando usciamo dal Kencho-ji abbiamo la sensazione di aver visitato non solo uno dei monumenti più importanti di Kamakura, ma anche uno dei luoghi che meglio rappresentano l’essenza spirituale del Giappone.

La prossima tappa dista appena pochi minuti di autobus, ma l’atmosfera rimane la stessa. Ci aspetta infatti un altro capolavoro dell’architettura zen: il Tempio Engaku-ji.

Il tempio fu fondato nel 1282 dal reggente Hojo Tokimune dopo il fallito tentativo di invasione mongola del Giappone. Oltre a essere un importante centro religioso, nacque anche come luogo dedicato alla memoria dei caduti di entrambe le fazioni, un messaggio di riconciliazione piuttosto raro per l’epoca.

Appena varcato il grande portale in legno si viene accolti da un lungo viale alberato che conduce verso il cuore del complesso. Le scalinate in pietra, ricoperte qua e là da un sottile strato di muschio, sembrano fondersi con il bosco che circonda il tempio.

Qui il tempo sembra davvero essersi fermato.

Il rumore delle automobili scompare completamente e viene sostituito dal fruscio del vento tra gli alberi e dal canto degli uccelli. È uno di quei luoghi in cui viene naturale abbassare la voce e rallentare il passo.

Il complesso è composto da numerosi edifici religiosi distribuiti sul pendio della collina. Alcuni sono collegati da eleganti corridoi in legno, altri si affacciano su piccoli giardini zen perfettamente curati. Ogni angolo invita a fermarsi qualche minuto in più, osservando i dettagli dell’architettura o semplicemente godendosi il silenzio.

Tra gli edifici più importanti spicca la Shariden, che custodisce una preziosa reliquia del Buddha ed è considerata uno dei tesori nazionali del Giappone. Pur non essendo sempre accessibile al pubblico, la sua presenza contribuisce a rendere l’Engaku-ji uno dei complessi religiosi più importanti del Paese.

Passeggiando tra i sentieri ci rendiamo conto di come Kamakura riesca a sorprendere continuamente. Ogni tempio possiede una propria personalità e trasmette emozioni differenti. Non si ha mai la sensazione di visitare luoghi ripetitivi, ma di scoprire ogni volta una nuova sfumatura della cultura giapponese.

Prima di lasciare il complesso ci concediamo qualche minuto seduti su una panchina all’ombra degli aceri. In autunno questo luogo si trasforma in uno degli scenari più spettacolari del Giappone, quando le foglie assumono sfumature rosse, arancioni e dorate che attirano visitatori da tutto il Paese. Anche in estate, però, il verde intenso del bosco regala una piacevole sensazione di freschezza.

Dopo circa mezz’ora riprendiamo l’autobus che ci riporta verso il centro di Kamakura. È quasi ora di pranzo e Komachi-dori, attraversata rapidamente al nostro arrivo, è ormai completamente animata.

Scendiamo nei pressi della stazione e torniamo a percorrere Komachi-dori, questa volta senza la fretta di raggiungere un monumento. La via è lunga poco più di trecento metri, ma concentra una sorprendente varietà di negozi, ristoranti e piccole botteghe artigianali.

È probabilmente il luogo migliore per osservare la quotidianità di Kamakura.

Accanto ai turisti si incontrano studenti che escono da scuola, famiglie in cerca di un pranzo veloce e abitanti del posto che fanno acquisti nei negozi storici. L’atmosfera è vivace ma mai caotica, ben diversa da quella delle grandi arterie commerciali di Tokyo.

Camminando senza una meta precisa veniamo attirati dai profumi che escono dalle cucine. Le specialità sono tantissime: spiedini alla griglia, crocchette appena fritte, ravioli al vapore, dolci tradizionali, gelati al matcha e biscotti preparati secondo ricette locali. È uno di quei posti dove viene naturale assaggiare qualcosa anche semplicemente passeggiando.

Per il pranzo scegliamo uno dei piccoli ristoranti nascosti in una delle vie laterali. Lontano dal flusso principale dei visitatori, il locale offre un ambiente tranquillo e una cucina semplice, preparata con ingredienti freschi. Decidiamo di assaggiare uno dei piatti simbolo della zona: lo shirasu-don, una ciotola di riso ricoperta da shirasu, i piccoli bianchetti pescati nelle acque della baia di Sagami. Possono essere serviti freschi, quando la stagione della pesca lo permette, oppure leggermente sbollentati, mantenendo comunque tutto il loro sapore delicato. È una specialità che racconta il forte legame di Kamakura con il mare e che vale assolutamente la pena provare durante una visita in città.

In Giappone è spesso questa la scelta migliore: entrare in un ristorante frequentato soprattutto dai residenti regala quasi sempre un’esperienza autentica, lontana dai locali più turistici.

Dopo pranzo ci concediamo un po’ di tempo per curiosare tra le botteghe. Le vetrine espongono coltelli artigianali, ceramiche dipinte a mano, tessuti tradizionali, bacchette decorate, portafortuna e piccoli oggetti che raccontano la cultura giapponese meglio di qualsiasi souvenir prodotto in serie.

Anche chi non ha intenzione di acquistare nulla finisce inevitabilmente per fermarsi davanti alle numerose esposizioni, fotografando dettagli e osservando gli artigiani al lavoro.

Questa pausa nel centro storico rappresenta un piacevole cambio di ritmo rispetto alla mattinata trascorsa tra templi e santuari. Kamakura non è soltanto spiritualità: è anche una città viva, ricca di locali, negozi e tradizioni gastronomiche che meritano di essere scoperte con calma.

Terminata la pausa pranzo torniamo alla stazione di Kamakura, dove ci aspetta uno dei mezzi di trasporto più iconici del Giappone. La Enoden, abbreviazione di Enoshima Electric Railway, collega Kamakura a Fujisawa percorrendo poco più di dieci chilometri lungo la costa della prefettura di Kanagawa.

Più che un semplice treno, la Enoden è parte integrante dell’esperienza. Le sue piccole carrozze verdi attraversano quartieri residenziali, costeggiano le case a pochi centimetri dai giardini privati e, improvvisamente, si aprono verso il mare regalando scorci che sembrano usciti da un film.

È una linea ferroviaria entrata nell’immaginario collettivo del Giappone. Compare in numerosi anime, film e serie televisive e, proprio per questo, molti viaggiatori decidono di visitare Kamakura anche per vivere l’esperienza di questo storico trenino inaugurato agli inizi del Novecento.

Dopo pochi minuti arriviamo alla stazione di Hase. Basta uscire e percorrere una tranquilla strada in leggera salita per raggiungere uno dei templi più eleganti della città.

L’Hase-dera è uno di quei luoghi che riescono a sorprendere fin dal primo sguardo. A differenza dei grandi complessi zen visitati in mattinata, qui tutto appare più raccolto e armonioso. Il tempio si sviluppa lungo il fianco della collina, tra giardini curatissimi, piccoli laghetti, statue in pietra e sentieri che invitano a essere percorsi lentamente.

Secondo la tradizione, il complesso venne fondato nell’VIII secolo ed è dedicato a Kannon, la dea della misericordia. La sala principale custodisce una delle più grandi statue lignee del Giappone dedicate alla divinità, alta oltre nove metri e realizzata in legno dorato.

Anche per chi non è particolarmente interessato agli aspetti religiosi, il fascino dell’Hase-dera è indiscutibile. Passeggiando tra i giardini si incontrano centinaia di piccole statue di Jizo, protettore dei bambini e dei viaggiatori, disposte ordinatamente lungo il pendio. È uno degli angoli più fotografati del tempio e allo stesso tempo uno dei più suggestivi.

Durante la primavera il complesso diventa famoso per la spettacolare fioritura delle ortensie, che colorano la collina con migliaia di sfumature tra il blu, il viola e il rosa. Noi non abbiamo la fortuna di trovarle nel loro momento migliore, ma il verde della vegetazione rende comunque la visita estremamente piacevole.

Raggiungiamo infine la terrazza panoramica. Da qui lo sguardo spazia sui tetti di Kamakura fino all’Oceano Pacifico. Nelle giornate più limpide il panorama è davvero magnifico e offre una prospettiva completamente diversa rispetto a quella dei templi visitati durante la mattina.

Ci fermiamo qualche minuto ad ammirare il paesaggio prima di riprendere il cammino. La prossima tappa è distante appena cinque minuti a piedi, ma rappresenta probabilmente l’immagine più famosa di tutta Kamakura.

Lasciamo il tempio e percorriamo una tranquilla strada fiancheggiata da piccoli negozi e caffetterie. Dopo pochi minuti compare davanti a noi il grande ingresso del Kotoku-in, il tempio che custodisce il celebre Grande Buddha di Kamakura, conosciuto in tutto il mondo con il nome di Daibutsu.

Anche se lo si è visto decine di volte in fotografie e documentari, trovarselo davanti è tutta un’altra esperienza.

La gigantesca statua in bronzo, alta oltre undici metri e pesante circa centoventi tonnellate, domina il cortile con un’espressione serena e immutabile. Fu realizzata nel XIII secolo e originariamente era custodita all’interno di un enorme edificio in legno. Nel corso dei secoli tsunami e tifoni distrussero più volte la struttura, mentre il Buddha rimase praticamente intatto. Da allora siede all’aperto, esposto alle intemperie, diventando uno dei simboli più riconoscibili del Giappone.

Ci sediamo per qualche minuto su una delle panchine del cortile. Osservando i visitatori provenienti da ogni parte del mondo, colpisce il silenzio che si crea spontaneamente attorno alla statua. C’è chi si limita a scattare una fotografia, chi rimane immobile ad ammirarla e chi si concede qualche minuto di meditazione.

La semplicità del luogo è forse ciò che rende il Daibutsu ancora più affascinante. Nessuna decorazione eccessiva, nessun effetto scenografico. Solo il Buddha, il cielo e gli alberi che lo circondano.

È senza dubbio una delle immagini che conserveremo più a lungo nel ricordo di questa giornata.

Lasciato il Grande Buddha torniamo alla stazione di Hase e risaliamo sulla Enoden. Il viaggio dura appena pochi minuti, ma basta per raggiungere uno dei luoghi più fotografati della costa di Kamakura.

Scendiamo alla piccola stazione di Kamakakurakōkō-Mae, quasi affacciata sul mare. Appena usciti ci troviamo davanti a un normalissimo passaggio a livello. Se non si conoscesse la sua storia, probabilmente lo si attraverserebbe senza prestarvi particolare attenzione.

Eppure questo incrocio ferroviario è diventato un luogo di pellegrinaggio per gli appassionati di anime di tutto il mondo.

Qui è ambientata infatti la celebre scena iniziale di Slam Dunk, il manga e anime che ha fatto innamorare milioni di persone del basket e che ancora oggi continua ad attirare visitatori da ogni parte dell’Asia.

Quando arriva il caratteristico trenino verde della Enoden, decine di persone si preparano con lo smartphone o la macchina fotografica per immortalare l’istante in cui attraversa il passaggio a livello con il mare sullo sfondo.

Ci fermiamo anche noi qualche minuto. Al di là del riferimento all’anime, il panorama merita davvero: da un lato la linea ferroviaria che corre tra le case, dall’altro l’immenso blu dell’Oceano Pacifico, con le onde che si infrangono sulla spiaggia.

È uno di quei luoghi dove realtà e immaginazione finiscono per sovrapporsi, trasformando un semplice incrocio ferroviario in una delle icone più riconoscibili del Giappone contemporaneo.

Dopo aver trascorso qualche minuto davanti al celebre passaggio a livello di Kamakurakōkō-Mae, è tempo di rimettersi in viaggio. Risaliamo a bordo della Enoden, osservando ancora una volta il piccolo trenino che si snoda lentamente tra le abitazioni, costeggia il mare e attraversa quartieri che sembrano sospesi nel tempo.

È proprio durante il viaggio di ritorno che ci rendiamo conto di quanto questa giornata sia stata diversa da tutte quelle trascorse a Tokyo. In poche ore siamo passati dalla frenesia della metropoli al silenzio dei monasteri zen, dalle antiche tradizioni dei santuari shintoisti alle vedute dell’Oceano Pacifico, attraversando una città che riesce a raccontare secoli di storia senza mai perdere il proprio legame con la quotidianità.

Rientriamo a Kamakura Station e da qui riprendiamo il treno della Odakyu Line in direzione Shinjuku. Il viaggio scorre veloce. Fuori dal finestrino i piccoli centri abitati lasciano gradualmente spazio ai grandi quartieri della capitale, fino a quando lo skyline di Tokyo torna a dominare il panorama.

Quando arriviamo a Shinjuku è ormai sera. Le insegne luminose, il traffico e il continuo via vai di persone ci riportano immediatamente nel cuore della metropoli, ma con la sensazione di aver vissuto una giornata capace di mostrare un volto completamente diverso del Giappone.

Vale la pena fare un’escursione a Kamakura da Tokyo?

La risposta, dopo aver percorso le sue strade, non può che essere sì.

Kamakura non è soltanto una delle escursioni più semplici da organizzare partendo da Tokyo, ma è anche una delle più complete. In poco più di un’ora di viaggio si passa da una delle città più moderne del mondo a un luogo dove la storia del Giappone è ancora tangibile in ogni dettaglio.

I grandi templi zen, il maestoso Tsurugaoka Hachimangu, il Grande Buddha che da oltre sette secoli osserva impassibile il passare del tempo, le vie animate del centro storico e il profumo del mare che accompagna alcune tappe dell’itinerario rendono questa destinazione capace di conquistare qualsiasi viaggiatore.

Ciò che rende davvero speciale Kamakura, però, è il suo equilibrio. Non cerca di stupire con effetti scenografici, ma lo fa attraverso atmosfere, silenzi e piccoli particolari. È una città che invita a rallentare, ad alzare lo sguardo verso le colline ricoperte di verde, ad ascoltare il rumore del vento tra gli alberi dei templi e a concedersi il piacere di camminare senza fretta.

Ripensando alla giornata, ci accorgiamo che non porteremo con noi soltanto le fotografie del Grande Buddha o dei santuari. Ricorderemo il viaggio sulla storica Enoden, il sapore dello shirasu-don gustato a pranzo, il silenzio dei monasteri zen, il passaggio del trenino davanti all’oceano e quella piacevole sensazione di serenità che ci ha accompagnati per tutta la visita.

Se durante il tuo viaggio in Giappone hai a disposizione una giornata libera, difficilmente troverai un’escursione capace di racchiudere così tanta storia, spiritualità, natura e autenticità a così poca distanza da Tokyo.

Ed è forse proprio questo il bello di Kamakura: dimostrare che, a volte, basta allontanarsi di appena un’ora dalla capitale per scoprire un Giappone completamente diverso, fatto di ritmi più lenti, tradizioni secolari e luoghi che continuano a emozionare ben oltre il momento della visita.

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